Icaro infuocato

Scheda Tecnica

Autore: Gianni Bertini
Anno: 1971
Misure: 61 x 51 cm
Tipologia: dipinto
Materiale: metallo sensibilizzato
Provenienza: Opera donata dall’artista nel 2006


Codice di inventario:
1129

Icaro infuocato

Gianni Bertini

Icaro infuocato è un’opera visionaria e articolata. Il metallo su cui è stata impressa l’immagine, in un processo chimico simile a quello di sensibilizzazione della pellicola fotografica, riporta infatti diversi strati sovrapposti l’un l’altro. Sul fondo si scorge un intervento grafico, pittorico eseguito dall’artista, su cui è sovrapposta l’immagine di una figura seduta su una sedia su cui è successivamente riportata l’immagine, colorata e potente, di una fiamma. Il titolo del lavoro amplifica il senso di ambiguità dell’immagine stessa, legata, attraverso il nome di Icaro, ad una dimensione classica e mitologica. Questa ricerca si colloca in una fase di importanti cambiamenti per l’artista, il quale, dopo una fase di militanza nel MAC, si trasferì a Parigi, avvicinandosi alle ricerche di Pierre Restany. L’opera appartiene al ciclo di lavori di Mec-art (Mechanical – art) in cui l’interesse dell’artista si concentra sulla creazione dell’opera grazie all’utilizzo di un procedimento fotografico che permetta l’elaborazione di un’immagine meccanica e riproducibile all’infinito. L’idea di concepire opere riproducibili in serie, atta a mettere in crisi l’unicità irripetibile del manufatto d’arte, è da localizzare all’interno delle ricerche europee legate alla Pop Art ed al Nouveau Réalisme. Non fu infatti casuale il fatto che la prima mostra di Mec-art, significativamente intitolata Hommage a Nicéphore Nièpce, si tenne nel 1965 a Parigi, fu curata da Pierre Restany e vide la partecipazione  oltre che di  Bertini, di Mimmo Rotella, Alain Jacquet, Pol Bury, Nikos e Serge Béguier. Anche il soggetto di Icaro infuocato, con le sue sovrapposizioni, si lega direttamente alle istanze culturali portate avanti dalla Mec-art, come nota lo stesso Restany nel 1967: “A partire dal 1963 [Bertini] realizzò dei collages-peintures complessi, pitture gestuali nel contesto delle quali il collage fotografico assumeva un ruolo sempre più importante. Nel 1964 decise di dare una nuova unità a questi montaggi composti, fotografandoli e riportando il cliché su tela. In questo caso la fotografia diventa un modo di condensazione e di unificazione dell'immagine: il cliché abolisce tutti gli effetti di contrasto, tutte le differenze di materia tra il collage e le parti dipinte.” (AC)

 

 

 

 


Autore, Titolo, 1158