CLAUDIO PARMIGGIANI. Documentari

11 novembre 2018–24 febbraio 2019

La mostra

Claudio Parmiggiani è stato chiamato dalla Basilica Santa Maria Assunta di Gallarate a realizzare la progettazione e l’esecuzione dei principali poli liturgici, Ambone e Altare, consacrato domenica 11 novembre 2018 da Sua Eccellenza Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano.
Il Museo MA*GA, in parallelo alla dedicazione e fino al 24 febbraio 2019, rende omaggio a Claudio Parmiggiani presentando brevi filmati che documentano opere significative del maestro realizzate nel tempo, indispensabili per approfondire il pensiero e la poetica di un grande artista contemporaneo.

La serie di documentari al MA*GA ha come protagoniste alcune importanti opere di Claudio Parmiggiani tra cui:

Delocazioni

Terra, 1989

Una scultura, 1975-1991

Il bosco guarda e ascolta, 1990

Labirinto con vetri rotti, 1995-2001-2007

Polvere, 1997- 1998

Luce, luce, luce, 1999

Faro d'Islanda, 2000

Apocalipsys cum figuris, 2008


Claudio Parmiggiani

Nato a Luzzara nel 1943, si forma all’Istituto di Belle Arti di Modena (1958-60).
Giovanissimo frequenta Giorgio Morandi, il cui influsso sarà più etico che stilistico. Del grande pittore bolognese Parmiggiani scrive “È stata una luce, una finestra spalancata su un mondo puro, la vicinanza di quell’uomo e la frequentazione di quel luogo. Lo studio di Morandi era il metafisico dentro la realtà, non dentro l’illusione della pittura”.
Nel 1965 alla libreria Feltrinelli di Bologna espone per la prima volta calchi in gesso dipinti o “pitture scolpite”. Sono gli anni del Gruppo ‘63 e dei poeti riuniti attorno a “il verri” di Luciano Anceschi ai quali Parmiggiani sarà molto vicino, contribuendo a dar vita a quel clima, proprio del periodo, di intensa collaborazione tra arti visive e poesia.
Tra tutti gli artisti e i poeti è con Emilio Villa che Parmiggiani stabilirà un profondo e lunghissimo sodalizio. È del 1970 Atlante, con testi di Balestrini e Villa, opera che si inserisce tra i lavori di misurazione eseguiti tra il 1967 e il 1970: carte geografiche e mappamondi accartocciati, vere antitesi delle certezze del mondo fisico. Sono degli stessi anni opere che si appropriano totalmente dello spazio, come Luce, luce, luce (1968), dove il pavimento di una galleria è cosparso di pigmento giallo che irradia una luce abbacinante, oppure i labirinti di vetri infranti (1970), simili a città devastate da una violenta esplosione. Molte sono state le intuizioni che fin dalla metà degli anni Sessanta hanno connotato in modo del tutto originale e precursore la sua ricerca.
Del 1970 sono le prime delocazioni, opere di ombre e impronte realizzate con fuoco, polvere e fumo, una radicale riflessione sul tema dell’assenza, sviluppato ancora successivamente fino a divenire linea portante di tutto il suo lavoro. Queste opere assumeranno un carattere di fortissimo impatto visivo ed emozionale; ricordiamo le teatrali Delocazioni realizzate al Musée d’Art Moderne et Contemporain di Ginevra (1995), al Centre Pompidou di Parigi (1997), alla Promotrice delle Belle Arti di Torino (1998), al Musée Fabre di Montpellier (2002), a Tel Aviv Museum of Art (2003).
Nel 1975 l’artista progetta un’opera, impossibile da vedere nella sua totalità: Una scultura, le cui quattro parti sono collocate in altrettanti ipotetici punti cardinali sulla Terra (Italia, Egitto, Francia e Repubblica Ceca), lavoro terminato nel 1991.
Negli anni Ottanta è sulla scena dei grandi musei e delle committenze internazionali; nel 1992 è la personale al Pac di Milano, cui segue la lunga serie di personali all’estero: Albert Totah Gallery di New York (1986); Museum Moderner Kunst di Vienna (1987); Museo d’Arte Moderna di Strasburgo (1987); Villa Arson di Nizza; Palacio de Cristal di Madrid (1990). Al 1989 risale la famosa Iconostasi di statue velate di bianco e tele velate di nero, presentata per la prima volta alla Galleria Christian Stein di Milano; e l’altrettanto celebre Terra (1988), una sfera con impresse le impronte delle mani dell’artista, sepolta nel chiostro del Musée des Beaux-Arts di Lione, come un piccolo pianeta, espressione della natura spirituale dell’opera, tale anche quando è invisibile e luogo di dialogo con la sua essenza.
Tra le sue numerose opere permanenti inserite nella natura ricordiamo Il bosco guarda e ascolta nel parco di Pourtalés a Strasburgo (1990).
Negli anni Novanta l’attività espositiva è intensissima. Tra gli innumerevoli interventi citiamo le mostre all’Institut Mathildenhöhe di Darmstadt (1992), alla Galleria d’Arte Moderna di Praga (1993), al Centre Georges Pompidou di Parigi (1997). Nel 1995 una grande retrospettiva è presentata al Musée d’Art Moderne et Contemporain (MAMCO) di Ginevra mentre nel 1998 Gianni Vattimo cura una delle sue più importanti mostre realizzate in Italia alla Promotrice delle Belle Arti di Torino. Invitato più volte alla Biennale di Venezia (1972, 1982, 1984, 1986, 1995, 2015), ha presentato le sue opere presso numerose altre prestigiose istituzioni internazionali, pubbliche e private. Tra i più spettacolari e spirituali dei suoi interventi, Il faro d’Islanda, 2000, opera permanente solitaria e luminosa, innalzato in mezzo ai ghiacci, nel territorio più desertico dell’Islanda. Jean Clair lo invita, unico artista italiano, alla grande mostra Mélancolie: Génie et folie en Occident, al Grand Palais di Parigi e alla Neue Nationalgalerie di Berlino (2005).
Nel 2006 nel Teatro Farnese di Parma, l’artista realizza Teatro dell’arte e della guerra, impressionante labirinto di vetri infranti, immagine di grandiosa bellezza e tragedia.
Dopo la potente installazione Ex-voto al Museo del Louvre (2007), opera in aperto dialogo con i rilievi funerari e le sculture gotiche conservati nelle sale del museo parigino, Parmiggiani accoglie l’invito della Città di Pistoia, inaugurando la riapertura di Palazzo Fabroni con una grande mostra, Apocalypsis cum figuris, affidata alla cura di Jean Clair. L’organico inserimento delle sue realizzazioni nello spazio di un luogo di cui l’artista legge e interpreta il senso profondo e la specifica spiritualità, trovano espressione straordinaria nell’opera inaugurale del Collège des Bernardins di Parigi (2008). Del 2009 è la importante mostra Scultura d’ombra alla Simon Lee Gallery di Londra. Del 2010 è il grande intervento in San Giorgio in Poggiale a Bologna. L’“affresco” dipinto a fuoco nelle tre specchiature dell’abside e l’imponente Campo dei Fiori al posto dell’altare maggiore propongono, declinata attraverso modalità antitetiche un’analoga, ricorrente riflessione sul tempo, sull’assenza e sulla «persistenza della memoria».
Altre opere e partecipazioni importanti sono: l’Altare per la Cattedrale di Reggio Emilia e la mostra Naufragio con spettatore, Palazzo del Governatore e Chiesa di San Marcellino a Parma, 2011; la Porta Filosofica per il Sacro Eremo di Camaldoli, 2013; l’installazione Parmiggiani a San Lupo presso l’ex oratorio San Lupo a Bergamo e la Corona di Spine per l’Altare Maggiore di San Fedele a Milano, 2014; la Stanza degli amori all’Accademia di Francia, Villa Medici a Roma oltre alla partecipazione alla LVI Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, 2015.
Ogni volta una sfida diversa raccolta con coerenza di intenti e i cui esiti si impongono per la loro eccezionalità.
Una profondità di pensiero che non si esaurisce e che, sorretta da una chiara consapevolezza sul significato civile del fare arte oggi, si pone in continuità e in rapporto vivo con la grande tradizione della pittura italiana ed europea.