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KANDINSKY AND ITALY

(a cura di) Elisabetta Barisoni ed Emma Zanella

L’opera e il pensiero di Wassily Kandinsky hanno avuto un ruolo centrale nel panorama dell’arte europea di inizio Novecento. Ripercorrendo lo sviluppo dell’Astrattismo dai primi anni del secolo al secondo dopoguerra, dalle avanguardie storiche alla piena maturità del linguaggio non figurativo, questo volume offre un’analisi approfondita del ruolo del maestro russo nel rinnovamento dei linguaggi visivi non solo in Europa – dove Paul Klee, Jean Arp, Joan Miró, Alexander Calder e altri condividono con Kandinsky la tensione verso un’arte capace di superare i confini del reale – ma anche sulla scena artistica italiana.
Grazie alla storica personale di Kandinsky alla Galleria Il Milione di Milano del 1934, artisti come Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Manlio Rho, Enrico Prampolini e Atanasio Soldati riconoscono nella sua libertà formale e spirituale una nuova via di emancipazione. Con il secondo dopoguerra i gruppi Forma 1, MAC e Origine proseguono quel cammino, mentre, tra gli altri, Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi, Piero Dorazio, Achille Perilli ed Emilio Vedova trasformano l’eredità spirituale kandinskiana aprendo la strada all’Informale e all’Espressionismo astratto.

KANDINSKY E L'ITALIA