×

Affina la ricerca:
Vai al contenuto principale

Premio Fiamma

Collecting the Future

01 luglio 2026–31 dicembre 2026

PREMIO FIAMMA: Collecting the Future

Il Museo MA*GA e FIAMMA, storica azienda italiana riconosciuta a livello internazionale per l'innovazione e la qualità dei propri prodotti, annunciano la prima edizione del PREMIO FIAMMA: Collecting the Future, un nuovo progetto dedicato alla promozione dell'arte italiana emergente. 
Nato dalla collaborazione tra il Museo e FIAMMA, il Premio intende sostenere la produzione artistica contemporanea attraverso la realizzazione di nuove opere concepite in dialogo con i valori di FIAMMA: la sua attenzione verso il viaggio e la dimensione ecologica dello spazio naturale. Le opere saranno sviluppate appositamente per il progetto e andranno ad arricchire la collezione permanente del Museo MA*GA.

Binta Diaw vince la prima edizione del Premio Fiamma con l’installazione Sankofa, Asase Ye Duru, Wawa Aba.
L’opera nasce dalla rielaborazione dell’alfabeto Adinkra, composto da antichi simboli provenienti dal Ghana che esprimono, nella propria sinteticità, complesse riflessioni di carattere filosofico ed esistenziale, aprendo riflessioni sul significato dei luoghi e della memoria individuale o collettiva. Il progetto di Binta Diaw è costituito da tre elementi, ognuno dei quali rappresenta un diverso simbolo Adinkra.
Il primo tra essi è il Sankofa e sospeso al soffitto. Si tratta di un simbolo che rappresenta un volatile che raccoglie un uovo sulla propria coda. Significa “torna indietro a cercare” e può essere associato alla formula proverbiale non è sbagliato tornare indietro per quello che ti sei dimenticato. Il secondo è Asase Ye Duru, ed è interamente realizzato in terra: è infatti un simbolo che identifica il “peso della terra” ed è dedicato alla divinità “Madre Terra”. Il terzo elemento è una cerchio in metallo appoggiato sulla terra, realizzato con capelli intrecciati. È Wawa Aba, il seme dell’albero Wawa, simbolo di durezza, resistenza e perseveranza.
La memoria, il rapporto, anche in chiave ecologica, con la terra e la resilienza che l’opera nel suo insieme racconta, prende spunto dal popolo Akan, per parlare in modo più ampio di condizioni di marginalità, di movimenti diasporici ma anche del dialogo tra culti terrestri, femminilità e identità.

Binta Diaw
(Milano, 1995)

Una tra le più significative voci nel sistema artistico italiano contemporaneo. Artista italo-senegalese. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano e a l’École d’art et de design de Grenoble-Valence, in Francia. Tra le mostre personali si ricordano quelle presso il Parco Arte Vivente nel 2025 e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2024. È stata finalista del Bulgari Art Prize al MAXXI di Roma e vincitrice del 2025 del Premio New York promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Il lavoro di Binta Diaw è stato esposto, tra le altre, da istituzioni come: 12th Berlin Biennale, Berlino, (2022); 13th Rencontres de Bamako / Biennale Africaine de la Photographie, Bamako (2022); Museo Madre di Napoli (2022); Istituto italiano di cultura de Paris (2022); Museo Novecento, Firenze (2021); Savvy Contemporary, Berlino (2019).