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Un'Utopia Lontana

Astrazione Geometrica in Italia. 1930 - 1965

22 settembre 2019–29 dicembre 2019

La mostra

“La pittura astratta (anche se l’aggettivo può non essere adatto) ama l’analisi, l’ordine, gli armoniosi rapporti della geometria, la chiarezza... Né riproduzioni della natura, né sensazioni della vita. Per esprimere il dramma, non c’è bisogno di coltelli o cadaveri, [...] ma semplicemente di linee, di colori, di superfici, come dire di tutti i mezzi propri della pittura, senza impianti di alcuna sorta: al di sopra della letteratura. Le percezioni dell’artista sono infinitamente più preziose che le descrizioni più fedeli della realtà̀”
Atanasio Soldati, Galleria il Milione, 1950

Un’utopia lontana. Astrazione Geometrica in Italia nata dalle opere della collezione del MA*GA, sviluppa e rende fruibile un percorso aperto relativo all’arte astratto-geometrica italiana tra gli anni Trenta e Sessanta, mettendo in luce la natura multidisciplinare, utopica e capace di superare i confini delle arti visive ed entrare in dialogo con letteratura, architettura e design per creare una nuova idea di modernità e di spazio e di luogo.
La premessa a tale discorso è l'assunzione dello spazio come linguaggio, fatto questo che appartiene a tutta la cultura modernista occidentale. Prima di arrivare al gesto totale di Lucio Fontana, il buco nella tela, altri movimenti avevano discusso in termini affini l'autonomia di una componente spaziale nei discorsi progettuali ed estetici della cultura italiana del Secondo Dopoguerra. Che lo spazio sia diventato un linguaggio “italiano” o milanese, lo si desume da molteplici operazioni di carattere artistico e teorico collocabili tra la fine degli anni Quaranta e la fine dei Sessanta comprendendo in una visione unitaria tra arti visive e progettazione industriale. Ad anticipare queste considerazioni, nel 1948 vi è anche il Movimento Arte Concreta. Autori come Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Bruno Munari e Mauro Reggiani, sulla scorta dell'avanguardia modernista, reclamano uno spazio nuovo per l'arte, autonomo, depoliticizzato, libero. Uno spazio la cui purezza formale, lontana dall'ideologia politica, si poteva immediatamente prestare per la progettazione industriale. I modelli progettuali si riscontrano già nella nascita di QT8 e non a caso sulle pareti delle case popolari costruite nel quartiere a nord ovest di Milano, troviamo i mosaici di artisti parte o vicini al MAC come Soldati o Crippa.

Le sezioni della mostra
La vitalità ai margini
Una prima sezione della mostra è dedicata a due momenti storici fondamentali. Il primo fa riferimento alla ricerca astrattista tra le due guerre nell’area comasca e milanese con i dipinti di Mario Radice, Atanasio Soldati e il libro Kn di Carlo Belli, vero e proprio manifesto dell’astrattismo italiano, e l’architettura razionalista di Giuseppe Terragni. Il secondo si concentra attorno alla nascita del Movimento Arte Concreta, avvenuta nel 1948 ad opera di Gillo Dorfles, Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gianni Monnet.

MAC
La seconda parte della mostra si sofferma sugli sviluppi del MAC Il corpus di opere relative al MAC delinea un panorama di quello che fu un momento storico di straordinaria importanza per la nascita del linguaggio pittorico astratto concreto in Italia e per le sue connessioni con il design, l’architettura e la rifondazione estetica del gusto.
Le opere storiche entrano inoltre in dialogo con il progetto inedito di Valentina Casalini che nell’ultimo anno ha lavorato alla documentazione fotografica di QT8, a partire da un progetto di ricerca che l’artista sta ancora sviluppando.

Utopia domestica
La terza parte della mostra documenta lo sviluppo dell’astrattismo in Italia esplorando le relazioni con il nascente design industriale, l’arredo e la produzione oggettuale a partire da autori come Bruno Munari e Angelo Bozzola fino a designer come Vico Magistretti, Roberto Sambonet e Antonia Campi. In questa sezione un particolare focus è dedicato alla produzione tessile. Ne sono eccellente esempio i bozzetti di Bruno Munari ed Ettore Sottsass realizzati per la Manifattura JSA di Busto Arsizio o gli Arazzi nati dalla collaborazione tra Mauro Reggiani, Luigi Veronesi ed Elio Palmisano. 

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