×

Affina la ricerca:
Vai al contenuto principale

Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche

A cura di Alessandro Castiglioni

24 maggio 2026–11 ottobre 2026

La mostra

Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche 

A cura di Alessandro Castiglioni 
in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti

Dal 24 maggio 2026

Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche è una mostra monografica dedicata ad uno dei più importanti protagonisti dell’Arte Concettuale italiana del XX Secolo.
Il progetto è sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, grazie al quale il MA*GA acquisisce una serie di opere dal titolo Dopo le Grandi Manovre

Per approfondire questo importante ampliamento della collezione, il museo dedica una mostra a Vincenzo Agnetti nell’anno del centenario della sua nascita. In continuità con la mostra Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964 – 1971, il progetto espositivo nasce da uno stretto dialogo con l’Archivio dell’artista e dedica attenzione allo specifico interesse di Agnetti per la fotografia concettuale e per una pratica che mette al centro la capacità narrativa del frammento fotografico, della sua decontestualizzazione e ricontestualizzazione, l’attraversamento della storia e dei media, il dialogo con la letteratura e con la tecnologia. 
La mostra non segue un ordine rigidamente cronologico ma va ad approfondire una serie di  questioni che intrecciano narrazione, fotografia e linguaggi concettuali. 

Al centro il ciclo Dopo le grandi manovre che nasce dal ritrovamento da parte di Agnetti a Gibilterra di un fondo ottocentesco di fotografie giapponesi. Agnetti, con un approccio concettuale, fotografa gli scatti e poeticamente abbina elementi grafici e testuali alle fotografie rivisitate. Sono opere in cui l’ironia si accoppia a tratti alla scrittura, a tratti al segno grafico in un gioco di rispecchiamenti temporali. A tal proposito Agnetti scriveva nel 1979: “Mi interessano perché sono di un poeta che usava le foto. Da parte mia ho voluto inserirmi in questo spessore poetico”.  In mostra inoltre alcune delle opere più celebri dell’artista: da il Trono, realizzato con Paolo Scheggi,  a Elisabetta d’Inghilterra al Libro dimenticato a memoria.  

Vincenzo Agnetti è uno dei più significativi artisti e fotografi concettuali italiani del Secondo Novecento. Inizia la propria attività insieme a Piero Manzoni e Enrico Castellani collaborando all’apertura di Azimuth e contribuendo alle uscite dei due numeri della rivista nel 1959 e nel 1960. Nel 1967 la sua prima mostra personale a Palazzo dei Diamanti di Ferrara e da quel momento la sua opera viene riconosciuta a livello internazionale grazie anche alla partecipazione a diverse edizioni della Biennale di Venezia, della Biennale di San Paolo, e a Documenta V a Kassel nel 1972 su invito di Harald Szeemann. Le sue opere sono nella collezione della Galleria Nazionale di Roma, del British Museum a Londra, della Galleria d’Arte Moderna di Torino e del Mart di Rovereto. 

 

con il sostegno di