Giovanni Ferrario. Stato di Quiete
A cura di Alessandro Castiglioni
24 maggio 2026–11 ottobre 2026
La mostra
Giovanni Ferrario. Stato di Quiete
A cura di Alessandro Castiglioni
Dal 24 maggio 2026
Il Museo MA*GA prosegue la propria ricerca dedicata ai linguaggi digitali e il dialogo tra tecnologia e pratica artistica.
In dialogo con il workshop del maggio 2026 presso il MAN – Museo d’Arte Provincia di Nuoro, il MA*GA ospita Giovanni Ferrario con il progetto inedito Stato di Quiete.
Stato di quiete è una mostra che mette in tensione l’apparente immobilità dell’immagine con l’instabilità profonda dei processi che la generano. Le nature morte inedite qui presentate, realizzate attraverso l’intelligenza artificiale e appartenenti alla serie Atlante del verosimile (2025), si collocano in uno spazio ambiguo: sembrano sospese nel tempo, eppure sono il risultato di flussi continui di dati, calcoli e probabilità.
Nella tradizione artistica, la natura morta è il genere della quiete per eccellenza: oggetti inanimati, sottratti all’azione, fissati in una composizione che suggerisce silenzio, equilibrio e durata. Tuttavia, questa quiete è sempre stata illusoria. Anche nella pittura classica, dietro l’immobilità dell’immagine si nasconde il tempo che passa, la materia che si degrada, la vita che si muove. In questa mostra, tale ambiguità viene radicalizzata: l’intelligenza artificiale produce immagini che non hanno mai conosciuto una realtà materiale, eppure ne simulano la presenza con sorprendente precisione.
Il concetto di stato di quiete, preso dalla fisica classica, definisce un corpo che non varia la propria posizione nel tempo rispetto a un sistema di riferimento. Così come per le antiche teorie eraclitee e orientali anche per la fisica quantistica, la quiete assoluta non esiste. Perfino quando un sistema sembra fermo, al suo interno persistono fluttuazioni minime, energie residue, movimenti impercettibili. Allo stesso modo, queste nature morte digitali appaiono immobili, ma sono attraversate da una ritmica invisibile: quella degli algoritmi, delle reti neurali, delle probabilità statistiche che ne hanno determinato forma, colore e composizione.
L’immagine generata grazie all’uso dell’intelligenza artificiale diventa così un campo di forze latenti. Ogni oggetto rappresentato è il risultato di una sovrapposizione di possibilità, una sorta di funzione d’onda visiva che collassa in una forma specifica solo nel momento in cui viene osservata. La quiete non è più uno stato stabile, ma una soglia: un equilibrio temporaneo tra ordine e caos, tra determinazione e indeterminazione.
In Stato di quiete, l’assenza del gesto umano diretto non coincide con una mancanza di intenzionalità, ma apre piuttosto a una riflessione sul ruolo della creatività e della fantasia, del mistero e della poesia. Lo strumento dell’intelligenza artificiale agisce come un mediatore tra il visibile e l’invisibile, rendendo percepibile una nuova forma di immobilità: non quella della materia, ma quella del dato congelato in immagine.